Dove è possibile vedere la Chiesa di Santa Maria Iscalas e cosa si cela dietro al suo nome: c’è un motivo particolare se è stata chiamata proprio così.
Ogni anno in Italia arrivano milioni di turisti, da tutto il mondo, che si lasciano incantare dalle bellezze della nostra penisola. Sono numerosi i paesaggi naturali che affascinano al primo sguardo, soprattutto le spiagge bianche e il mare cristallino, ma anche le colline o le pianure. Sono altrettante numerose le strutture architettoniche. Infatti i viaggiatori sono affascinati dagli edifici che emanano storia e cultura. Tra questi spiccano sicuramente le chiese.

Tra le regioni più visitate c’è la Sardegna, una terra ricca sia di panorami naturali che di edifici religiosi. Sono tantissime le diocesi e tutte hanno caratteristiche diverse e sono state costruite in precedenti epoche. C’è, per esempio, la chiesa di Sant’Antioco Martire, situata ad Atzara, dove all’interno è conservata la statua della Madonna del Rosario. Si tratta di una scultura in legno realizzata da bottega napoletana nel diciottesimo secolo. Ma tra le tante chiese della Sardegna bisogna qui citare la Chiesa di Santa Maria Iscalas, così chiamata per un motivo in particolare.
La Chiesa di Santa Maria Iscalas, dove sorge: c’è un motivo se oggi è nota proprio con questo nome
La Sardegna è una delle regioni più belle d’Italia, non solo perché possiede tantissimi bellissimi paesaggi, ma anche per le sue strutture e in questo caso per le chiese. Nelle sue terre ne sono state costruite tante e tra queste oggi citiamo la Chiesa di Santa Maria Iscalas. È una diocesi campestre, situata nel comune di Cossoine, della provincia di Sassari, centro abitato della Sardegna nord-occidentale. È stata eretta su un altopiano ai piedi del monte ‘sa Costanza’.

C’è un motivo preciso se questa è stata chiamata in questo modo. Infatti il nome iscales, cioè scale, fa riferimento alla difficoltà del percorso che univa la chiesa e il villaggio. Gli abitanti del posto, per la fatica e le difficoltà che comportavano raggiungerla, paragonarono il suo sentiero alla salita di una scala. Ecco perché oggi è nota con questo nome. La struttura ha una pianta a croce e a differenza delle altre diocesi, la cupola non è visibile dall’esterno.
È nascosta da un tiburio sormontato da un tetto a piramide. Su questo edifico, realizzato in pietra di calcare bianco, ci sono diverse ipotesi: c’è chi dice sia stato realizzato nell’undicesimo secolo da monaci camaldolesi e chi invece sostiene che la sua costruzione risalga al sesto secolo. Al suo interno, inoltre, è possibile ancora oggi ammirare alcune parti di dipinti murali, dell’epoca medievale.